Sam Baron: conoscersi, riflettere e confrontarsi, per diventare un buon designer


Intervista di Annalisa Rosso

Designer eclettico – oltre ai suoi lavori di edizioni limitate e produzioni industriali, graphic design ed allestimenti espositivi – Sam Baron è il direttore creativo del Dipartimento di Design a Fabrica dal 2006.

Annalisa Rosso: Dal tuo privilegiato punto di vista, cosa pensi del panorama del design indipendente?

Sam Baron: Credo che questo sia un momento speciale in cui gli studi già affermati ottengono le commissioni maggiori e mantengono le loro relazioni con i grandi marchi. Alcuni di essi sono gestiti da Maestri ultra sessantenni, che non sembrano essere pronti a lasciare spazio alle generazioni successive. Dall’altra parte, c’è invece un’enorme quantità di studi giovani o designer indipendenti che lavorano per ottenere visibilità e clienti. Ma questa nuova generazione è orientata principalmente all’estetica e questo non li fa guadagnare. È un gioco pericoloso poiché se da un lato la stampa è felice di “scoprire” nuovi talenti, ci sono troppe scuole di design che non sempre hanno un buon livello e che creano un sovraccarico di offerta. Alcuni designer sono “famosi” per alcuni anni, e poi scompaiono. Pochi di loro durano di più e riescono a vivere di questo lavoro.

AR: La multidisciplinarità, l’educazione alla cultura del design, l’abilità di una visione da parte dei designers consapevoli delle conseguenze del proprio lavoro. Gli elementi da considerare parlando di design contemporaneo sono molteplici. Qual è quello che ti coinvolge in modo più diretto?

SBEssere consapevoli dei differenti strati del design, dal prodotto alla grafica passando per l’animazione o la programmazione, è davvero attuale ed interessante. La difficoltà sta nel trovare il giusto equilibrio per essere sicuri di non fare un po’ di tutto ma alla fine nulla di profondo. Personalmente credo che la chiave stia nello stabilire in primo luogo un linguaggio personale, e partendo da quello, poi progettare. Penso che un designer abbia necessità di capire come fare le cose in modo da essere sicuro di lavorare con un vero spirito di gruppo, e che il fatto di collaborare con altri possa realmente portare ad un’unica risposta. Essere da soli, o isolati, con o senza molta preparazione non crea progetti ricchi e non esercita il ruolo contributivo del design (collegato alla società, all’industria…). Penso che al giorno d’oggi l’insegnamento del design consista nella consapevolezza degli altri e nell’unire le forze. Partendo da questo, le conseguenze della propria produzione sono più responsabili, poiché si ha la possibilità di discutere e sfidare il progetto prima di lanciarlo. Non è un’opera (d’arte?) ma un contributo all’(eco)sistema.

AR: Il tema di Operæ 2016 è ‘Designing the future’. In questo senso, quali sono le responsabilità del design, dal tuo punto di vista?

SB: Progettare (il futuro) significa pensare a modi in cui useremo capacità, fallimenti e risorse. Significa analizzare di cosa è fatto il presente e come possiamo migliorarlo o imparare da esso, per creare oggetti (più) responsabili per il domani, avendo già un pianeta pieno di oggetti. Significa capire quali sono i bisogni reali delle generazioni future, un compito non semplice, dato che il mondo si sta evolvendo sempre più velocemente portandosi dietro una parte di incoscienza.

AR: Un consiglio a uno studente di design.

SB: Pensa al perché
Pensa due volte
Pensa mentre disegni
Pensa a non creare ‘effetto’
Pensa a non sedurre te stesso
Pensa di nuovo.

AR: A cosa state lavorando in questo momento?

SB: Stiamo lavorando a ‘Table of Contents’ una nuova collezione in vetro che farà il suo debutto come  “Curio” a Design Miami / Basel dal 14 al 19 di Giugno: http://www.fabrica.it/table-of-contents. La collezione è progettata per la galleria di Zurigo Roehrs and Boetsch.
Stiamo anche lavorando a ‘Recognition’, un progetto di computer vision e intelligenza artificiale, vincitore del premio IK, un premio annuale presentato dalla Tate Britain in collaborazione con Microsoft: http://www.fabrica.it/news/fabrica-vince-lik-prize-2016/.
Inoltre, per la prima volta nei suoi 22 anni di storia, Fabrica riunisce tutti i Fabricanti che sono passati per il nostro edificio di cemento per un ritrovo. Più di 150 persone da ogni parte del mondo hanno già confermato la propria presenza: http://www.fabrica.it/reunion/#general-information .