Le Roi Music Hall: il caleidoscopico sogno di Carlo Mollino


Nella periferia di Torino, al numero 8 di via Stradella, una porticina sormontata da un’insegna arabescata attira l’attenzione dei passanti: Music Hall, Le Roi.
Dietro i vetri di un ingresso appannato dal tempo, si apre una fantasia eccentrica, un sogno caleidoscopico nato dal genio spregiudicato di Carlo Mollino, figura tra le più carismatiche e anticonformiste del secolo scorso.

Torinese, stravagante architetto e poliedrico designer, esperto di fotografia e appassionato di spiritismo, spericolato alpinista, pilota automobilistico e aviatore acrobatico, Mollino immagina un bosco fiabesco di ceramiche e mosaici per gli interni del café chantant e dancing Le Roi, commissionatagli nel 1959 dal proprietario Attilio Lutrario. Percorso lo stretto corridoio d’ingresso, composizione kenofobica di colorate maioliche, disorientanti specchi e opulenti marmi, si raggiunge la pista da ballo. L’ampia sala a doppia altezza ha una balconata con ringhiera in ferro battuto e tende scorrevoli blu cielo, da cui godere i passi dei ballerini, roteanti in spirali danzanti, richiamate dal binario di luci colorate che come stalattiti pendono dal soffitto.

Nel progetto originario di Mollino le linee curve irregolari ma armoniose della struttura trovavano eco nell’arredo e nei mobili da lui appositamente disegnati, in parte sostituiti nel corso degli anni e ora diventati ricercati oggetti di culto per collezionisti. È il caso delle sedie, uniche nei loro rivestimenti, che come una corolla di petali dai diversi colori incorniciavano la pista da ballo.

In occasione di Open House Torino, prima edizione della manifestazione che apre gratuitamente le porte di edifici abitualmente non accessibili al pubblico, 12 sedute originali tornano al Dancing Le Roi. Grazie al restauro conservativo delle Tappezzerie Druetta (laboratorio artigiano tra i protagonisti dell’edizione 2016 di PHM|Piemonte Handmade) e al loro attento recupero degli elementi autentici – come le etichette adesive del marchio Doro (laboratorio cuneese dove vennero create), i braccioli in legno, i bulloni in ottone, la forma delle imbottiture – le sedie hanno ritrovato il loro splendore d’antan. Il 10 e l’11 giugno si potrà tornare ad ammirare il gesto creativo di Mollino nella sua completezza, nel suo intreccio di architettura e design, lasciandosi stupire dalla sua eccentrica e bizzarra visione. D’altronde, “tutto è permesso, sempre salva la fantasia”.