Ambra Medda: il compito del design secondo me


Intervista di Annalisa Rosso

È stata global creative director del dipartimento dedicato al design del XX e XXI secolo della casa d’aste Christie’s, co-fondatrice della fiera Design Miami e dell’e-commerce L’ArcoBaleno. Ambra Medda ha avuto un ruolo fondamentale sul fronte del design da collezione. E, più in generale, la sua ricerca ha avuto un’influenza importante sulla cultura del progetto.

Abbiamo parlato con lei di design, futuro e responsabilità.

Annalisa Rosso: Come vedi il futuro del design? Il tuo progetto Makers & Bakers, realizzato con Airbnb durante l’ultimo Salone del Mobile, mi è sembrato una ricognizione dello scenario attuale con anticipazioni sulle prossime tendenze di grande interesse.

Ambra Medda: Credo che oggi le persone siano in cerca di cose speciali, particolari. Il design in serie limitata e gli oggetti fatti a mano vengono sempre più apprezzati, in un mondo che ormai può vedere e accedere a tutto. È bello poter mischiare un pezzo in edizione numerata con uno industriale. Entrambi i tipi di design sono importanti. Però va detto che dopo tanta piattezza e industrializzazione è bello ritrovare oggetti che raccontano una storia e trasmettono il lavoro dell’uomo.

AR: Pensi che il design da collezione stia vivendo un momento particolare? Oppure l’attenzione di cui gode recentemente è l’onda lunga di un fenomeno che arriva da lontano?

AM: Finalmente il design è riconosciuto come oggetto di collezionismo, e questa è già una vittoria. Di certo si tratta di un settore sempre in crescita ed evoluzione, ma ammetto di aver visto negli ultimi tre anni un lieve rallentamento nel mercato e anche nella sperimentazione da parte dei giovani talenti. Considerata l’attuale situazione economica, penso che i collezionisti preferiscano non assumersi grossi rischi, e investire in un design più sicuro. Ad esempio, i progetti francesi, scandinavi e italiani degli anni ’50 vanno fortissimo, mentre opere di designer meno conosciuti hanno sofferto un po’. In ogni caso, mi pare che l’atmosfera si stia rianimando. Credo che presto assisteremo a un risorgimento, con un approccio più sicuro nei confronti del mercato e una conseguente determinazione da parte dei creatori più stimolante.

AR: Il titolo di Operae 2016 è Designing the future. Cosa pensi di questo tema?

AM: Il design ha la responsabilità di migliorare la nostra vita. Ha un impatto immediato sul nostro quotidiano. La progettazione ci circonda e forma la nostra esperienza, influisce sui nostri sentimenti, pensieri, sull’umore. Che si tratti dell’interno di un aereo, della maniglia di una porta o di un tavolino da caffè, il design esiste per essere usato, apprezzato e goduto. Ha un compito importante e molto vario.

AR: Un suggerimento per gli studenti di design.

AM: Consiglio di avere rispetto per il passato, ma anche di spingersi a guardare verso il futuro ed essere originali. Spero gli studenti si sentano responsabili e motivati ad aggiungere qualcosa al linguaggio del design, e non solo a tramandare quello che è già successo.

AR: A proposito di futuro, quali sono i prossimi progetti di cui ti occuperai?

AM: Riaprirò il mio ufficio creativo AMO dopo l’estate, qui a Londra, con diversi progetti culturali e commerciali. Per ora mi sto dedicando alle mie figlie: Rosa ha già un anno e una sorellina nascerà tra pochi giorni!